“What About Us?”: La comunità LGBT+ a Londra si racconta

DI CLAUDIA DELRIO

LONDRA, Regno Unito – 14 Luglio 2018 —- Quali sono i motivi che spingono un italiano a trasferirsi in un Paese estero? Si tratta solo della crisi economica o c’è dell’altro? Per una porzione degli stimati 350.000 italiani in continua crescita nella capitale inglese, i motivi che spingono al trasferimento, temporaneo o definitivo, sono molti più che i soli problemi economici. 

36963556_666193187073229_8813677107944095744_nSi legge quasi ogni giorno nei media nazionali e internazionali di attacchi omofobi e aggressioni verbali e fisiche che, in Italia, non vengono condannate come dovrebbero, a differenza degli altri Paesi europei. Il motivo per cui questo continua ad accadere è strettamente legato a come la legge in Italia sia molto diversa da quella in Regno Unito e nel resto d’Europa. Nonostante le unioni civili siano state approvate solo due anni fa, l’Italia risulta ancora agli ultimi posti tra i Paesi occidentali quando si parla di tolleranza.

“What About Us?” è un progetto di ricerca che si occupa di comprendere e rappresentare la comunità LGBT+ italiana a Londra, con particolare interesse verso i motivi che spingono le persone appartenenti alla suddetta comunità a evadere.

Secondo un sondaggio portato avanti dal progetto, solo quattro persone su quindici affermano di aver lasciato l’Italia per cercare un lavoro all’estero. Più della metà degli intervistati vive a Londra da meno di un anno, mentre il 25% di loro ha vissuto in Inghilterra fino a un massimo di tre anni. Solo un 15% degli intervistati afferma di vivere a Londra da circa cinque anni. Sette persone su quindici hanno ammesso di aver scelto Londra per vivere la propria vita privata più serenamente.

36965846_666192970406584_8825679905153875968_nLondra, infatti, è considerata tra le mete gay-friendly per eccellenza, raggiungendo i primi posti nelle varie classifiche LGBT+ in pubblicazioni come Time Out e Huffpost. Tra le varie associazioni nella capitale inglese, spicca l’italianissima Wake Up Italia. L’associazione, nata dal movimento pro unioni civili nel 2016, offre vari servizi ai cittadini italiani a Londra, come il supporto informativo sulla legislazione italiana nei confronti della comunità LGBT+. L’associazione si occupa anche di promuovere numerose attività sociali per condensare la comunità in un unico grande gruppo.

È interessante notare come il 40% degli intervistati da “What About Us?” ammetta che il proprio orientamento sessuale abbia inciso abbondantemente nella scelta di Londra come meta straniera. Uno di loro ha affermato: “Ho diciannove anni, sono cresciuto in Sardegna e ho abbandonato la mia isola perché gli episodi di omofobia che ho vissuto sulla mia pelle erano insopportabili. Ora posso dire di aver trovato la mia dimensione, qua a Londra, dove posso vivere serenamente senza aver paura di spiacevoli conseguenze alle mie più semplici azioni”.

Sarà questo progetto in grado di cambiare, seppur minimamente, il modo in cui la realtà LGBT+ viene percepita in Italia? Non c’è una risposta esatta a questo quesito, ma è un buon punto di partenza.

Testimonianza diretta #1

ANTONIO CABRAS, 19 Anni, sardo a Londra ha gentilmente accettato di essere intervistato per raccontare la propria esperienza

  • Che cosa ti ha spinto ad accettare di essere intervistato/a?

Per combattere l’ignoranza basta semplicemente parlare, comunicare e fare in modo di sopprimerla usando solo le parole, infatti si rivela sempre la cosa migliore, basti pensare ai moti di Stonewall nel ‘69, «We are everywhere!». Se non fosse stato per quelle parole e per tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio e la forza di rivoltarsi, protestare e opporsi, oggi staremo ancora nascosti da tutti per stare con la persona che amiamo (non che queste situazioni non esistano più, anzi). Per questo ho deciso di fare l’intervista, per questo parlo, per questo io protesto e mi arrabbio e non starò mai zitto per il mio bene e per quello di tutti. WE ARE EVERYWHERE.

  • Quando hai fatto coming-out (se l’hai fatto)?

Non posso dire di aver fatto completamente coming-out perché in realtà non l’ho fatto. Sì, l’ho detto a mia madre e al resto del mondo quando avevo quindici anni, ma non a mio padre e al resto della famiglia. Questo non posso definirlo coming-out. Non ho ancora avuto il coraggio di farlo perché mio padre ha sempre espresso pareri negativi per qualsiasi cosa riguardasse la comunità LGBT+.

  • Che cosa ti ha spinto a scegliere Londra come meta?

Bella domanda! Beh, in realtà conosco persone che ci vivono e che ci hanno vissuto, ho sempre sentito parlarne bene, soprattutto riguardo alla comunità LGBT+. Considerata la situazione politica in Italia, ho deciso di partire e constatare con i miei occhi la situazione. L’ho fatto e adesso sto bene con me stesso e con gli altri, nella realtà londinese.

  • Puoi elencare almeno 3 motivi per cui Londra è la città gay-friendly per eccellenza?
    • Londra pullula di persone LGBT+ e il turismo ne fa alzare la media notevolmente
    • Ci sono svariate manifestazioni, eventi e serate dedicate alla cultura LGBT+ (non solo discoteche!) all’ordine del giorno
    • Londra è una città multietnica, abituata a tutto e a tutti i tipi di persone
  • Che cosa pensi delle discriminazioni all’interno della stessa comunità LGBT+?

Le trovo orrende: non mi capacito di come delle persone che hanno subìto lo stesso tipo di violenze possano a loro volta discriminare le minoranze all’interno della minoranza stessa (come bisessuali e transessuali, per esempio).

  • Hai mai subito o hai mai assistito ad attacchi di omofobia a Londra?

Assolutamente no, però ho assistito ad attacchi verbali e tengo a precisare che si trattò di persone italiane.

  • E in Italia? Vuoi raccontare la tua esperienza?

Sono stato aggredito più di una volta: in un’occasione sono stato picchiato; le urla, gli insulti e le persone che mi sputavano in faccia in mezzo alla strada erano all’ordine del giorno. Sono stato privato della mia dignità e libertà.

  • Credi che ci sarà mai una legge che tuteli dall’omofobia in Italia?

Spero di sì, e spero avvenga il più presto possibile, ma ne dubito. Continuano a entrare al governo xenofobi che promuovono il razzismo e l’omofobia. Se la situazione non cambia non credo che succederà, anzi, peggiorerà.

  • Che ruolo, secondo te, l’educazione nelle scuole su tematiche come l’omofobia, la transfobia, la bifobia etc.?

Importantissima, ovviamente la famiglia ha un ruolo primario, deve esserci un ambiente sano che insegna a priori queste cose ai bambini, ma la scuola è la loro seconda casa a quell’età, quindi ritengo che l’argomento debba essere affrontato e non con leggerezza, come spesso avviene.

  • Che consiglio daresti a una vittima delle suddette?  

Non siete soli, fate le valige e cambiate posto se quello in cui siete non è per voi.

È brutto, ma è così, Io consiglierei Londra a tutti: qui sono rinato, ma c’è davvero un mondo intero da visitare, posti e persone da conoscere. Non fatevi del male, un po’ di coraggio e le cose si aggiustano, piano ma lo fanno, se lo volete, sempre.

Testimonianza diretta #2

NADIA DI MAGGIO, 19 Anni, siciliana a Londra ha gentilmente accettato di essere intervistata per raccontare la propria esperienza

  • Che cosa ti ha spinto ad accettare di essere intervistato/a?

La voglia di esprimermi per la prima volta e di mostrarmi senza filtri sull’argomento.

  • Quando hai fatto coming-out (se l’hai fatto)?

Ho iniziato gradualmente il mio percorso verso il coming-out circa un anno fa, quando, appena arrivata a Londra, iniziai a definirmi per ciò che sono; tuttavia il mio è un “soft-coming out” ancora in fase di svolgimento.

  • Che cosa ti ha spinto a scegliere Londra come meta?

Il mio lavoro e l’opportunità di ottenere il ruolo al quale aspiravo.

  • Puoi elencare almeno 3 motivi per cui Londra è la città gay-friendly per eccellenza?
  1. Perché Londra garantisce l’integrazione supportando associazioni e gruppi LGBT+, alcuni dei quali forniscono servizi di supporto per le giovani vittime di omofobia.
  2. Soho, cuore della vita LGBT+, è la casa del melting-pot omosessuale londinese e lì non si può far altro che star bene sentendosi totalmente accettati.
  3. Il Gay Pride annuale, manifestazione/protesta unisce tutte le sfaccettature della comunità LGBT+. È supportata dal governo e vede come partecipanti oltre che le innumerevoli associazioni anche vigili del fuoco, poliziotti ecc.
  • Che cosa pensi delle discriminazioni all’interno della stessa comunità LGBT+?

Penso che siano una vergogna. Aver subito sulla propria pelle discriminazioni e atti omofobi dovrebbe spingere i membri della comunità alla coesione, ma nonostante ciò, categorie come quelle dei trans e dei bisessuali sono spesso oggetto di fobia ed esclusione da parte delle stesse singole comunità LGBT+.

  • Hai mai subito o hai mai assistito ad attacchi di omofobia a Londra?

 No, tuttavia l’omofobia può essere spesso presente sotto forma di violenza psicologica, esternata con frasi e comportamenti.

  • E in Italia? Vuoi raccontare la tua esperienza?

Neanche in Italia sono mai stata vittima dell’omofobia, ma ricordiamo che nel nostro Bel Paese la parola “gay” è considerata un insulto e una qualsiasi coppia gay è soggetta agli sguardi disgustati della gente.

  • Credi che ci sarà mai una legge che tuteli dall’omofobia in Italia?

No, al momento credo si continui a favorire l’esclusione e la caccia al “diverso” piuttosto che la sua tutela e inclusione.

  • Che ruolo ha, secondo te, l’educazione nelle scuole su tematiche come l’omofobia, la transfobia, la bifobia etc.?

La scuola ha un ruolo fondamentale, in quanto dovrebbe essere il primo mezzo d’educazione al rispetto e all’accettazione; bisogna, infatti, considerare che buona parte degli omosessuali in età scolare ha paura del giudizio di amici, compagni e insegnanti…

  • Che consiglio daresti a una vittima delle suddette discriminazioni?  

Consiglierei di non arrendersi, di essere sé stessi e di dar ai giudizi inutili e pieni di odio degli omofobi, il valore che meritano, cioè nessuno.


Claudia Delrio, pubblicista, studentessa di Comunicazione presso l’università di Richmond a Londra, e autrice del progetto ha detto: “Questo progetto ha l’ambizione di dare una voce al gran numero di italiani che hanno deciso di abbandonare la realtà opprimente che l’Italia propina, ma con la speranza nel cuore e con la forza d’animo di volerla cambiare, anche se da lontano. Questa ricerca sul campo è più di un semplice progetto, ma un movimento per rendere il cambiamento effettivo.” 

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