La società italiana incoraggia e perpetua il razzismo, il patriarcato, la normodotazione, l’antagonismo trans e l’omofobia
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Lettera aperta Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Parlamento Italiano su iniziativa del “Queer Italia” Organising Team (sett. 2018)

Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e al Parlamento Italiano, Ill.mo Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte, Onorevoli Deputati della Camera, Onorevoli Senatori,

Vi scriviamo come persone che sono direttamente chiamate in causa dai modi in cui la società italiana incoraggia e perpetua il razzismo, il patriarcato, la normodotazione, l’antagonismo trans e l’omofobia. Questa lettera nasce da un interesse condiviso per la creazione di un governo italiano più equo e non-oppressivo. Noi abbiamo dei legami molto diversi, e con vari livelli di stabilità con l’accademia britannica, americana ed italiana, ma la nostra attenzione nei confronti dell’Italia supera i confini di una riflessione meramente accademica. Noi abbiamo esperito in prima persona come la geopolitica e i limiti arbitrari quali i confini nazionali abbiano intensificato queste strutture oppressive, poiché noi siamo (stat*) trapiantat* da un luogo all’altro e abbiamo visto altr* (a volte forzatamente) trasferit*. Le nostre famiglie, i nostri colleghi e compagni sono anch’essi legati all’eredità e al futuro di un’Italia, un’Europa e un mondo più giusti e compassionevoli. Con questa lettera, vogliamo esprimere la nostra rabbia e le nostre paure; nel denunciare questi aspetti e i responsabili, vogliamo fare un passo verso i cambiamenti che noi, e coloro che ci sostengono, non solo desideriamo ma pretendiamo.

Negli ultimi due anni, abbiamo diretto un network di ricerca sulle culture, teorie e politiche italiane queer sponsorizzato dall’Ahrc (Arts and Humanities Research Council). Nelle nostre attività più recenti (ovvero, workshop, convegni, discussioni e pubblicazioni), è diventato evidente che l’Italia resta un ambiente estremamente ostile per tutte le persone che sono accusate di trasgredire un insieme ristretto di norme socioculturali. Siamo sgoment* di fronte al fatto che tali norme problematicamente razziste e conservatrici continuino a persistere e che, parafrasando Dr Martin Luther King Jr, nonostante il fatto che il lungo arco dell’universo morale tenda verso la giustizia, il governo italiano – insieme a gran parte del mondo occidentale – sembra abrasivamente tornare indietro rispetto all’inevitabilità del nostro momento contemporaneo. Speriamo che le organizzazioni dal basso continuino a manifestare per un futuro equo contro i regimi autoritari di odio ed oppressione. Le recenti elezioni hanno visto l’ascesa al potere di individui le cui idee su sessualità, razza e identità di genere sono violentemente, e spesso fatalmente, discriminatorie. Le loro idee hanno già condotto ad incidenti estremamente seri, e non suscitano (quasi) nessuna protesta da parte dello stato, sebbene vi siano molte voci dissenzienti sui social media e da parte del pubblico politicamente consapevole. Questa situazione è estremamente pericolosa.

Molte associazioni e gruppi come MigraBo, Movimento Identità Trans, e Mario Mieli hanno lavorato per anni nei loro contesti locali per i diritti umani e civili delle popolazioni Lgbtq, i migranti, i neri, e le persone di colore in Italia. Noi sosteniamo il loro lavoro e prendiamo atto della sua urgenza e resilienza contro l’antagonismo e l’oppressione strutturale. In tempi recenti, alcuni cambiamenti legislativi quali la legge sulle unioni civili hanno migliorato (in parte) la situazione per coppie delle stesso sesso. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare, e ci sono tante persone che non sono adeguatamente tutelate dalla legge: ad esempio, possiamo pensare alle persone trans e non conforme ai binarismi di genere, che troppo spesso subiscono sia violenza fisica che discriminazioni per quanto riguarda l’accesso all’assistenza sanitaria o all’alloggio. Riteniamo che i loro diritti siano urgenti e fondamentali. Non dovrebbe esserci alcuna forma di discriminazione contro le coppie o gli individui che non si conformano al modello di famiglia nucleare patriarcale. Un’agenda queer deve necessariamente includere i diritti sia di tutte le persone Lgbtq, che delle persone razzializzate e obbligate a migrare a causa delle discriminazioni, anche se non sostengono le norme socio-culturali della società patriarcale. Leggi più severe sono necessarie contro i discorsi che promuovono l’odio, e le leggi che sono già in vigore devono essere rafforzate in modo più efficace.

Non siamo le prime persone ad affrontare questi argomenti: abbiamo consultato il lavoro di molte organizzazioni e comunità che sono esistono da tempo e che continuano a resistere ogni giorno. Ci sono anche dei gruppi transnazionali, il cui lavoro si incentra su tematiche di genere e sessualità, che si sono assunti la responsabilità di offrire linee guida e direttive per una società più giusta ed equa. Ad esempio, Ilga Europe (International Lesbian and Gay Association) raccomanda che l’Italia adegui la propria legislazione contro i discorsi che incitano all’odio. Essa inoltre raccomanda altri miglioramenti alla legislazione che noi sosteniamo pienamente, come la proibizione di interventi medici sui minori intersex quando le procedure non sono necessarie sul piano medico e possono essere posticipate fino a quando l’individuo potrà dare il proprio consenso all’intervento. Secondo noi, c’è una tendenza profondamente problematica nell’Italia contemporanea che cerca di escludere coloro che non rientrano nella costruzione di persone italiane come necessariamente bianche, cisgender, cristiane ed eterosessuali. Si tratta di discorsi ipernazionalisti che controllano l’identità e reiterano o reinstallano le politiche fasciste. Ci sono conseguenze fisiche, mentali, sociali, culturali, economiche e politiche pericolose a tutto questo. Vi sono molte campagne che cercano di obbligare tutti gli individui a conformarsi ad idee ristrette di identità; sono campagne che bloccano i tentativi di aumentare l’accettazione delle differenze come il Family Day, l’attivismo anti-gender e le affermazioni del Vaticano e dei politici. Tali approcci sono dannosi, pericolosi e infrangono i diritti umani delle persone che sono protette dalla legislazione Eu (Trattato di Amsterdam 1997, Trattato di Lisbona 2009).

L’omofobia in Italia aumenta di circa il 2% l’anno, vi sono circa 50 vittime di trans/omofobia al giorno, ma solo 1 persona su 40 sporge regolare denuncia. Queste statistiche sono riflessi diretti della mentalità e delle credenze che hanno contribuito all’insediamento del Governo da Lei presieduto. Non solo: questi numeri generali – allarmanti già di per sé sono di gran lunga inferiori alle realtà attuali che abbiamo visto in prima persona e che sappiamo essere vere, specialmente se consideriamo che a causa delle posizioni anti- Lgbt e anti-migranti del governo, vi sono molti altri attacchi che non vengono denunciati. Le vittime di questo tipo di violenza ritengono che denunciare sia inutile dal momento che i ministri, i pubblici ufficiali, la polizia e le altre forze di stato ripetutamente mettono il pericolo il diritto delle minoranze come le persone queer, migranti e di colore, a vivere una vita libera dalle discriminazioni.

Tali aggressioni e atti discriminatori si estendono ad altre aree di valore sociale e culturale. Abbiamo lavorato con performers e artist* queer in Italia. A livello locale e regionale, vi sono una censura diffusa e una repressione del lavoro di quest* creator* cultural* da parte di politici e media – una tattica che ricorda quelle adottate dai partiti nazista e fascista nel ventesimo secolo. V’è un valore innegabile nei contributi che quest* artist* continuano a dare; noi leggiamo il loro lavoro come attivista e radicale non solo per la resistenza che pone allo stato, ma anche per i discorsi alternativi che produce.

In una società equa, non dovrebbe essere importante se alcuni individui si conformano ad una narrativa dominante su cosa sia essere cittadini o essere umani. Dovremmo invece mirare ad una società riparatrice ed inclusiva che riconosca, con consapevolezza storica, come i mali del passato si siano concretizzati nel presente. Le persone queer ce lo hanno insegnato per generazioni.

Mario Mieli, Pier Paolo Pasolini, Porpora Marcasciano, e molte altre persone, movimenti, e comunità in Italia hanno richiesto con forza un approccio intersezionale (post)umanista per riordinare l’assoggettamento sociale e politico. E’ tramite uno sguardo dall’interno e dall’esterno dei confini geografici ed epistemici dell’‘Italia’ che è possibile capire meglio le persone queer, trans, intersex, nere o di colore, migranti, disabili, Rom. Ed è tramite uno sguardo di questo tipo che è possibile comprendere anche altri saperi e vissuti, storicamente collocati e marginalizzati, così come la discriminazione e l’espropriazione continue. Vi sono molte risorse che provengono da dentro e fuori i confini nazionali italiani che andrebbero prese in considerazione per realizzare un’Italia che non sia fondata sulla divisione, la sofferenza e l’oppressione. Noi restiamo vigili e solidali con tutte le persone oppresse che incontrano e influenzano l’Italia. Chiediamo che i leader del Bel paese cambino l’attuale deriva autoritaria del loro Governo e prendano atto del loro imperativo morale e sociopolitico.

The “Queer Italia” Organising Team (in ordine alfabetico):
Dr. Julia Heim
Communications Fellow
Baruch College, City University of New York

Dr. Charlotte Ross
Senior Lecturer in Italian Studies
University of Birmingham, UK

Dr. SA Smythe
Assistant Professor of Black European & Mediterranean Cultural Studies
Department of African American Studies
University of California, Los Angeles

Julia Heim è traduttrice, co-organizzatrice del Queer Studies Caucus dell’American Association for Italian Studies, e communications fellow presso il Baruch College a New York. La sua ricerca si incentra sulle rappresentazioni delle persone LGBTQIA+ nei media italiani contemporanei. Charlotte Ross è Senior Lecturer in Italian Studies presso la University of Birmingham (UK). La sua ricerca si incentra su questioni di genere, sessualità e corporeità nella cultura e società italiane. SA Smythe è poeta e Assistant Professor presso l’African American Studies Department della University of California, Los Angeles, e co-organizzator* del Queer Studies Caucus dell’American Association for Italian Studies. La ricerca di SA verte sulla letteratura e performance italiane e in particolare sulle modalità con cui la politica della cittadinanza, razza, e sessualità informano la migrazione contemporanea e coloniale nel Mediterraneo. Insieme, Heim, Ross e Smythe costituiscono il gruppo di ricerca “Queer Italia.” Maggiori informazioni sul progetto si trovano (in italiano e in inglese) al seguente link: queeritalia.com